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studio legale diritto penale | apologia del reato di pedopornografia minorile

Le due disposizioni dell'art. 609bis c.p. e 609quater c.p. operano una distinzione tra il caso in cui il minore acconsente o rifiuta tali atti (minorenne che ha già una data età e non unito al soggetto agente).

Emerge dal composto dell'art. 414 c.p. e l'art. 600ter c.p. o 609bis e ss. c.p., che il soggetto che commette apologia può riferire la liceità della propaganda o della diffusione o della concessione di documenti pornografici in cui intervengono minori (anche via web) o la liceità di atti sessuali con minorenni.

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Dobbiamo considerare l'apologia di tale condotta come crimine o libera espressione di pensieri? Se affermiamo il contrario, già da Cass. Pen. 18 Marzo 1983 emerse che la libera manifestazione delle idee non può dirsi limitata, ma presuppone un vincolo al bisogno della protezione dei beni protetti dalla Costituzione, e dall’esigenza di interrompere i disordini dell’ordine pubblico, la cui garanzia è naturalmente prevista dalla legge (casi di incoraggiamento a compiere un crimine e atti di apologia di crimini).

La carta costituzionale protegge anche i minori, con l'art. 31 secondo comma (che apertamente prevede che la Repubblica Italiana: protegge le madri, i minorenni e i giovani, e di conseguenza tutte le strutture che operano in tal senso).

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Tuttavia, nell’opinione di chi scrive, si può proseguire all’analisi della condotta di apologia condannabile dalla legge penale, evitando di far riferimento all’idea di libera manifestazione del pensiero. Infatti questi atti sono di solito volti a stabilire limitazioni alla libertà di pensiero in modo che, nel momento della loro individuazione, si può definire legittima o l’apologia esaminata.

Andando più a fondo, viceversa, emerge che la condotta apologetica rilevante penalmente non si limita solo alla manifestazione di pensieri ai limiti della decenza (o più o meno consentita), ma è tesa a influenzare (senza incitare) o a sollecitare terzi alla impropria illegittimità, prevista dalle leggi vigenti, di una condotta considerabile come legale, e pertanto lecitamente realizzabile (aiutandola sul piano mentale).

Quanto affermato è convalidato (oltre che dalla pronuncia della Corte di Cassazione) anche da quella del medesimo organo emessa due anni prima (Cass. Pen. 10 Marzo 1981).