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Facendo esclusivo riferimento alla Costituzione potremmo dedurre che l’illegale espressione di pensiero presenta elementi di non conformità con esclusivo riferimento alla c.d. buona condotta.

Senza considerare tutte le interpretazioni che nel corso del tempo sono state attribuite a tale concetto, non risulta valida l’inammissibilità e dunque la condannabilità penale dell’apologia in rapporto alla pedofilia, o considerare il peso penale di essa solo in rapporto ai limiti costituzionali.

Una disamina attenta dell’argomento, secondo l’autore, deve prevedere altri studi specifici.

Quella che i giornali definiscono come apologia di pedofilia è, da un punto di vista legislativo, connettibile al contenuto dell'ultimo comma dell'art. 414 c.p. (apologia di delitto) e degli articoli 600ter c.p. (pornografia nei confronti di minori) o art. 609bis c.p. (lesione sessuale) e successivi (crimine di atti sessuali con minori regolato dall'art. 609quater c.p.).

L'art. 6ooter c.p. prevede pene per la condotta di esecuzione, distribuzione o divulgazione anche con il web di atti pornografici riguardanti minori. Gli investigatori e i giudici si servono di questa legge per arginare le azioni di pedofilia divulgate sul web (foto, film, etc…).

Invece, l'art. 609bis c.p., prevede condanne per il soggetto che con aggressività o atti minacciosi o abusando del suo potere, impone a un soggetto di eseguire o sottostare ad atti sessuali. Tali atti possono concernere anche i minori, purtroppo.